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sabato, 14 giugno 2008

My favourite game

Questo post era nato due giorni fa, in uno dei tanti momenti di sconforto di quest’ultimo periodo. Mancava un titolo, e mancavano parole non mie. Parole pesanti. Questo post doveva raccontare di quel momento, nella vita, in cui senti che qualcosa comincia a sprofondare sotto i tuoi piedi. Eppure tutto sembra come sempre. Ti incazzi per le stesse cose di sempre, hai lo stesso lavoro, gli stessi amici e le stesse passioni di sempre. Ami la stessa persona, e come sempre ogni tanto ti chiedi se la ami davvero. E come sempre ti rispondi di si. Ma senti che qualcosa sta accadendo, qualcosa sta cambiando o qualcosa dovrebbe assolutamente cambiare. Le tue parole non basano a descrivere quello che senti, anzi, non sono proprio in grado di farlo. Ti tornano in mente le parole giuste, che qualcuno aveva scritto poco prima di andarsene per sempre. Quelle parole le avevi trovate anni fa, nei solitari giorni di una biblioteca di una città con un’altra lingua ed un altro clima. A entrambe, la lingua e il clima, tu proprio non riuscivi ad abituarti. E i giorni in quella biblioteca luminosa e colorata, erano riempiti dalla ricerca della tua lingua e, in essa, del tuo sole e delle tue nuvole. Quelle parole furono copiate su un foglio bianco, lucido, irregolare. Quelle parole le hai cercate per riempire quel post che poi il sistema ha inghiottito, lasciandoti a pensare che forse era stato meglio così. Quelle parole sono tornate stanotte, mentre cercavi tutt’altro, su quel foglietto irregolare, lucido e bianco. Eccole:







Ci sono delle persone che non credono in niente fin dalla nascita. Ciò non toglie che tali persone agiscano, facciano qualcosa della loro vita, si occupino di qualcosa, producano qualcosa. Altre persone invece hanno il vizio di credere: i doveri si concretizzano davanti ai loro occhi in ideali da realizzare.



Se un bel giorno costoro non credono più – magari piano piano, attraverso una serie successiva, logica o magari anche illogica, di disillusioni – ecco che riscoprono quel ‘nulla’ che per altri è stato sempre, invece, così naturale.



La scoperta del ‘nulla’ per essi però è una novità che implica altre cose: implica cioè non solo il proseguire dell’azione, dell’intervento, dell’operosità (intesi ora non più come Doveri ma come atti gratuiti) ma anche la sensazione esilarante che tutto ciò non sia che un gioco.






In fondo al foglio, la stessa lettera, ripetuta tre volte: PPP










postato da: Cally alle ore 01:35 | link | commenti (3)
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Commenti
#1    11 Luglio 2008 - 20:44
 
IO sabato sera, e non mancherò per niente al mondo, sono ad ascoltare K.Jarrett.....
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#2    26 Agosto 2008 - 16:41
 
...e già, per chi scopre il senso del "nulla" farà riscoprire loro il senso del "ricominiciare" a rivivere.

by Cinzia
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#3    01 Settembre 2008 - 18:31
 
Un gioco, già... forse in fondo si tratta solo di scegliere.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente zenja

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