Invisibile come la musica che gira intorno
In questi giorni di intenso lavoro, resi ancora più opprimenti dall’improvviso caldo e dalle vacanze ancora troppo vicine, ho realizzato che la mia vita assomiglia sempre di più al mio ipod.
All’inizio lo spazio mi sembrava enorme e ho cominciato a riempirlo con tutte le cose che mi piacevano, senza badarci troppo. Poi ho cominciato ad eliminare un po’ di file, con la risibile scusa che comunque avevo il disco o almeno una copia sul computer. Inutile dire, che ho finito per dimenticarmi completamente delle cose eliminate ed ho continuato a macinare quello che era rimasto. Poi ho cominciato a selezionare, fino al punto di togliere dagli album i brani che non mi piacevano e lasciando solo i miei preferiti.
Fino a che stamattina, rubando un po’ di minuti ai lavori forzati – perché ditemi voi se è umano costringermi a stare dentro la grande X con queste giornate, col pretesto che mi pagano – per rimettere un po’ in ordine la mia musica. Ho subito scoperto con orrore che mi restavano si e no due mega liberi ed ho capito che bisognava tagliare. Solo che era impossibile eliminare qualcosa senza scatenare le ire di San Paolo Zaccagnini, protettore dei giornalisti musicali. Quindi non mi resta che prendere un ipod più capiente. E’ questo che, con la vita, temo non si possa proprio fare.
PS: Impossibile soprattutto tagliare questo fantastico album di Giovanni Allevi, del quale volevo parlare in questo post, ma non lo faccio per rispettare la mia fonte, che mi ha vietato di scrivere tutto quello che mi ha raccontato su di lui e sui suoi (ex) amici.

Vieni
Al di là di ogni solitudine
Persi la luce del tuo vivere
Persi l'orizzonte
Va bene
Prosegui, fino a quando lo desideri
Ma torna ad illuminare
Un cuore che soffre
Ti appartengo
Fino alla fine del mare
Sono come te
Della stessa luce
Dello stesso amare
Pertanto vieni
Perchè ti voglio
Consolare
Se non ti va
Continua a navigare

Scappare. A volte penso che scappare da tutto questo sia l'unica soluzione. Andare in un altro paese, ricominciare da capo, in un posto meno complicato. Quando penso alle cose che vedo e che non mi piacciono, in genere concludo la riflessione con l'inevitabilità della fuga.
Ma poi penso che in fondo tutto questo è il mio mondo, l'indignazione, la rabbia, la voglia di combattere contro tutto quello che non mi piace fa parte di me da sempre. Anche andando in un posto nuovo, troverei cose contro le quali combattere e non starei mai tranquillo. Tanto vale proseguire il lavoro già iniziato qui.
E quando proprio ho bisogno di staccare, di tirare il fiato, allora volo in posti che immagino bellissimi, salvo poi restare deluso. Sento che Lisbona non mi deludera. Almeno, non in cinque giorni.
Subi a escada de papelão
Imaginada
Invocação
Não leva a nada
Não leva não
É só uma escada de papelão
Há outra entrada no Paraíso
Mais apertada
Mais sim senhor
Foi inventada
Por um anão
E está guardada
Por um dragão
Eu só conheço
Esse caminho
Do Paraíso