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venerdì, 23 marzo 2007

La mia ragazza

Il tram numero 3 termina il suo servizio alle 22. Anche il sabato. Andare da, diciamo, la stazione Trastevere, a S. Lorenzo senza prendere la macchina potrebbe quindi apparire impossibile. Potrebbe.

La mia ragazza è alta
e ha lunghi sguardi duri
si voltano a guardarla
per i suoi occhi scuri
si mangiano le mani
quelli che non ce l'hanno
che l'hanno conosciuta
e non la rivedranno

In realtà, a quell'ora sono a fine servizio diversi tram della linea 8, e passano con la scritta "limitato a Porta Maggiore", scritta che di solito quando devi andare a Trasterevere non vedi e quindi scendi bestemmiando davanti al Nuovo Sacher per prender un 8 regolare.

La mia ragazza ha un figlio
e lunghe calze nere
si mette un dito in bocca
prima di far l'amore
si muove come il mare
fra l'Africa e la Spagna
voi non ci crederete
    la mia ragazza sogna. 

Prendendo uno di questi tram, dopo aver ripetutamente rassicurato il conducente, davanti al su citato cinema, che vuoi proprio andare a Porta Maggiore, comincia un viaggio meraviglioso nel cuore di Roma, reso più avvincente (in fondo, si fa pure prendendo un regolarissimo 3) dalla semi-clandestinità della cosa. 

Amore mio che sogni
amore ballerino
che corri sopra il filo ed io cammino
legato al tuo sorriso
cammino sopra il fuoco
prendi una carta che ti insegno un gioco

Si passa per Portaportese, Piramide, Viale Aventino e poi ci si inerpica dietro al Colosseo. Nel buio diffuso, dentro e fuori, sbucano scorci difficili da cogliere di giorno.

Amore come il vento
amore divertente
che corri sui pensieri della gente
qualcuno ti ha sorriso
qualcuno dice che

la mia ragazza è
la mia ragazza è

Alla fine di Viale Manzoni, invece di procedere verso S.Giovanni come un 3 qualunque, questo tram risale verso Piazza Vittorio, sede della famosa orchestra, per poi svoltare e puntare deciso verso Porta Maggiore. A quel punto bastano pochi passi per tornare al rumore, agli odori e alle luci di San Lorenzo.

La mia ragazza è bella
bella che non ragiono

bella che più ci parlo
e più mi sembra un uomo
si mangiano le mani
quelli che non ce l'hanno
che l'hanno conosciuta
ma non la rivedranno

In tutto questo viaggio ero da solo. Non c'eri in nessun senso. Il punto più lontano di sempre. Una sensazione di debole speranza sospesa sul nulla, come quando la tua squadra subisce un gol in una partita importante e per un attimo speri di sentire il fischio dell'arbitro che annulla tutto. Non c'eri in nessun senso e a tutto questo mancava qualcosa.


Amore mio che sogni
amore ballerino
tu corri sopra il filo ed io cammino
capelli neri neri
capelli rosso fuoco
gira la carta che cambiamo gioco
Gira la carta e sogna
il vento e la fortuna

E' stato in quel momento che quel fischio l'ho sentito. Mi è sembrato. Poi una veloce dissolvenza verso il silenzio mi detto che c'era stato davvero. C'è ancora tutta la partita da giocare, ho pensato. Siamo ancora zero a zero.

la mia ragazza vola sulla luna
ma chi l'ha vista giura
che rassomiglia a me
la mia ragazza è
la mia ragazza è
il mio mestiere
è il mio mestiere

postato da: Cally alle ore 20:21 | link | commenti (1)
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sabato, 17 marzo 2007

Don't give up

Questo blog è stato pensato, oramai quasi tre anni fa, come un programma radiofonico. In fondo è così che funzionavano le mie trasmissioni, quando c'erano. Parole più o meno di senso compiuto, storie più o meno sgangherate, in mezzo a brani o pezzi di brani, che in qualche modo si legavano al senso delle parole, ammesso che ne avessero.

In this proud land we grew up strong
we were wanted all along
I was taught to fight, taught to win
I never thought I could fail

no fight left or so it seems
I am a man whose dreams have all deserted
I've changed my face, I've changed my name
but no one wants you when you lose

Ho sempre creduto nel potere evocativo delle canzoni, al fatto che si legassero maledettamente ai momenti diventando un tutt'uno, tanto da rendere impossibile ascoltare l'una senza ricordare l'altro.

don't give up
'cos you have friends
don't give up
you're not beaten yet
don't give up
I know you can make it good

Stasera, in un posto anonimo e sperduto, in compagnia di chissà chi, qualcuno ha fatto girare questa vecchia canzone di Peter Gabriel, infiocchettata dalla strana voce di Kate Bush.


though I saw it all around
never thought I could be affected
thought that we'd be the last to go
it is so strange the way things turn

Mi sono improvvisamente catapultato nel 1986, dentro un album meraviglioso che si chiamava So. Un disco fatto di suoni e parole, semplice e geniale, indimenticabile.


drove the night toward my home
the place that I was born, on the lakeside
as daylight broke, I saw the earth
the trees had burned down to the ground

E' stato come ascoltarlo per la prima volta. E come la prima volta ho pensato che queste cose non possono che venire da un altro pianeta, da un'altra dimensione. Quand'è così, tutto il resto non ha più alcun senso.


don't give up
you still have us
don't give up
we don't need much of anything
don't give up
'cause somewhere there's a place
where we belong

postato da: Cally alle ore 03:34 | link | commenti
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mercoledì, 07 marzo 2007

Tu come stai

imagesDopo anni di battaglia per l'abolizione dell'odiato "buon appetito" a tavola, ho scoperto che è vietato dal galateo. Vi sembrerà una scoperta tardiva, ma in genere non frequento il galateo, almeno quello ufficiale, e per non sfigurare mi fido del buongusto e di quel minimo di educazione ricevuta.

Insomma, ho bisogno di lanciarmi in un'altra battaglia abrogativa. Avrei scelto di abrogare l'antipatico "come stai" che in genere si accompagna alla stretta di mani. Non so voi, ma io davanti a questa domanda mi trovo sempre un po' in imbarazzo. O ciancico un classico "bene grazie, e tu?" che pare sia la formula standard, o snocciolo qualche male di stagione tanto per essere originale. Se l'interlocutore è particolarmente odioso, mi fermo al "bene", senza porgere a mia volta la domanda.

Se, infine, noto che l'odiato appena incontrato avrebbe piacere ad un mio malessere, ribatto uno splendente "benissimo, grazie". Un mio amico usava rispondere "quasi benissimo!" e non nego di aver preso in prestito la formula, qualche volta. Ma poi ho smesso perchè quel "quasi" solleticava troppe curiosità, e le parole sono troppo importanti per sprecarle inutilmente.

postato da: Cally alle ore 18:48 | link | commenti
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venerdì, 02 marzo 2007

Lontano lontano

Grazie a SB, che in questo momento è in diretta con la radio, provo l'emozione di un post praticamente in diretta, in primissima fila in sala stampa, a 2 metri dal ring dove da qui a qualche ora prenderà vita il dopofestival. Baudo sta presentando i superospiti italiani della serata, tanto per dire.

Oggi ho vissuto una giornata da addetto ai lavori non praticante, girovagando per i luoghi del festival senza un fine specifico, ma mosso dalla solita curiosità. Ho seguito un po' la giornata di Simone Cristicchi, dopo aver diviso il vagone letto con il suo produttore, figlio di un certo Migliacci... Ho incontrato insieme a SB Daniele Silvestri, visto le conferenze di Paolo Rossi, Tosca e Baudo. Eppoi ho votato per il premio della critica: Cristicchi tra i Campioni, Fabrizio Moro tra i Giovani. Quest'ultimo, tra l'altro ha poi vinto il premio (come mi diverto a rompere l'embargo! Tanto, come direbbe il Morris, non sono una testata giornalistica...)

Ora mi godrò la serata, dopofestival incluso, e domani lavoricchierò un po', come ai vecchi tempi. Prima di lasciare il pc a chi ne deve fare un uso più serio, voglio solo segnalare che ieri una tv privata, durante un'intervista a Paolo Rossi, gli ha chiesto cosa ne pensasse Rino Gaetano della sua interpretazione, se si fossero sentiti. Parafrasando Guzzanti/Veltroni: "Allora, per i compagni della mozione Rino Gaetano: io non ho niente contro di voi, solo che Rino Gaeta E' MORTO!"

Ora scusate, ma vado a studiare la strategia per arrivare a sedermi stabilmente in mezzo ai miei miti, che ora sono solo a un metro alla mia sinistra.

postato da: Cally alle ore 21:31 | link | commenti (1)
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giovedì, 01 marzo 2007

Ciao ciao

Ciao ciao, andarmene è un peccato, però ciao ciao.
Bella donna alla porta che mi saluti.
E baci, abbracci e sputi,
e io che sputo amore, io che non sputo mai.

Dunque: lo zainetto è pronto, il treno prenotato e il minidisc e l'ipod sono carichi. Ho anche rispettato la simpatica tradizione di inaugurare le mutande nuove durante il festival. Posso proprio partire. Anche se solo  per due giorni, non posso mancare. Anche se quel poco che ho visto ieri sera prima di sprofondare in un sonno profondo sul divano non mi ha entusiamato.


Ciao ciao, andarsene era scritto perciò ciao ciao.
Bella ragazza che non m'hai capito mai.
Già parte il treno, sventola il fazzoletto,
amore mio, però piangi di meno.

Vado perchè due amici (Catà, ti secca se ti definisco amico?) con, credo, diverse intensità mi aspettano. Vado perchè non posso non andare per la sedicesima volta. Vado per dire, come tutti gli anni, questo è l'ultimo.


Ciao ciao, ciao amore ciao, amore ciao.
Guarda che belli fiori in quella città.
Ciao amore ciao, amore come va?
Ciao amore, amore mio, amore ciao.

Vado perchè sono passati quarant'anni da quel 1967. E non mi pare che qualcuno se ne sia ricordato, ancora. Vado perchè come ogni anno, passando, mi fermerò un momento davanti a quello che era l' Hotel Savoy e mi verranno gli occhi lucidi. E penserò, come ogni anno, che sarebbe bello averlo qui quasi ottantenne, a ritirare un matematico premio della critica, per dirgli che io le sue canzoni le ho sempre capite. E che spesso ho pensato di capire anche quello che sentiva.

Ciao ciao, guarda che belli i fiori in quella città,
che mai mi ha visto e mai nemmeno mi vedrà.
Guarda che mare!
Guarda che barche piccole che vanno a navigare.

postato da: Cally alle ore 15:51 | link | commenti (1)
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