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mercoledì, 24 gennaio 2007

Five to One

In genere le catene le spezzo. Ma questa passatami dal Morris devo prolungarla, soprattutto perchè ultimamente io e lui ci sentiamo spesso e non è bello essere interrotti con la richiesta delle "cinque cose" quando tenti di parlare di lavoro.

Premesso che pur avendo promesso a me stesso di non farlo, ho sempre parlato di me in questo blog, vediamo se ci sono ancora 5 cose che non ho detto....

1 - Il nuovo avatar (se dice così, no?) mi assomiglia non poco. Quella è la versione "tempo libero", poi ho anche la versione professionale, sul desktop del computer in "redazione".

2 - Sono un perfetto esemplare di "nato sotto il segno della vergine", nel senso che credo di essere un prototipo, di quelli che si studiano nei congressi. La laurea in sociologia non ha fatto che acuire la maniacalità. Così la smania di classificazione si è scatenata sulle persone: ognuna nella sua casella di appartenenza. Non sbaglio quasi mai.

3 - Spesso le classificazioni di cui sopra si risolvono in dicotomie, che sono la linea costante della mia ondivaga vita. Nel senso che posso essere una cosa, ma anche l'esatto contrario. Ultimamente mi sono fissato sulla dicotomia trasgressivo/ordinario. E da trasgressivo scavalcato a sinistra da nuove leve, ho concluso che la vera trasgressione è l'ordinarietà. Così sabato sera sono stato a casa con la mamma a guardare il Bagaglino. Poi alle undici ho rialzato la testa dal water e sono uscito a drogarmi con gli amici fino all'alba.

4 - Adoro la follia geniale. Adoro Lars Von Trier.

5 - Ok, la dico. Mi piacciono i mandarini ed ho un preciso rito nel mangiarli: tolgo maniacalmente tutti i filettini bianchi dagli spicchi, fino ai residui più piccoli. Ci passo le serate e fumo molto meno del solito. Ma giuro che non sono io Unabomber.

Ok, fatto. Ora il problema è: a chi passare la palla? Fenice, tu che ne pensi? Dianaaaa, tu che fischietti nell'angolo?

postato da: Cally alle ore 01:29 | link | commenti (1)
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martedì, 09 gennaio 2007

Ci stiamo sbagliando

E' bastata la prima strofa, sparata a volume neanche troppo alto dai diffusori nelle docce e negli spogliatoi della palestra, per capire che la generazione ospitata nei locali era proprio quella. Sono seguiti sommessi coretti di rio ariò, oh oh...

Ci stiamo sbagliando ragazzi noi che camminiamo sul mondo noi coi piedi di piombo restiamo giù sotto cento chili di cielo
eh siamo forse degli angeli

C'è voluto poco per tornare con la memoria - con lo shampoo negli occhi e la saponetta rimasta a terra perchè in certi ambienti è meglio non rischiare - a quel Carboni semiclandestino della metà degli anni '80, con la barba incolta e l'aspetto di uno come noi, timido e sveglio, sensibile e disincantato, vestito come noi non potevamo vestirci, visto quanto costavano gli abiti Stone Island (che però ci piacevano un casino!).


noi no noi che non siamo le stelle nemmeno le donne nemmeno quelle
quelle più belle o le commesse dei negozi del centro
quelle vivono a mezze giornate
eh no che non sono le fate

Ci piaceva questo tizio che aveva chiamato il primo album "E intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film", e Ci stiamo sbagliando - lo capisco solo ora - è diventato piano piano, sottotraccia, una specie di inno generazionale. Forse c'è anche un ché di preveggenza in quel titolo, o almeno di avvertimento.

noi noi ladri di mille lire cercando il modo per non morire
per non pagare le tasse per far passare la notte
magari parliamo d’amore che fuori c’è il sole
o che magari piove


Del resto, ci avevano lasciati soli. Eravamo post qualcosa e pre qualcos'altro, anche se noi volevamo capire solo cosa eravamo esattamente. Chiedere abbiamo chiesto, in giro, ma nessuno sapeva cosa risponderci. Fratelli maggiori, genitori e maestri (buoni o cattivi che fossero) avevano sempre altro da fare. E allora ci siamo arrangiati.


e no che non siamo da soli magari siamo in centomilioni
centomilioni di cuori centomilioni di matti
graffiamo poi facciamo le fusa eh proprio come dei gatti

Abbiamo sempre provato, sbagliando più e più volte prima di capire come si faceva davvero. Ci abbiamo sempre sbattuto il muso, sulle cose, e ci siamo sempre riconosciuti da un tocco di antennina, come le formiche che s'incrociano.


e come i gatti dentro ai giorni e alle notti noi ci incontriamo
ci guardiamo negli occhi e poi facciamo l’amore
si si facciamo l’amore e ogni tanto ci facciamo del male eh
e ogni tanto è normale


In un modo o nell'altro siamo cresciuti anche noi, tra sbagli e scelte azzeccate. Navigando a vista con quell'andatura disincantata che a un certo punto è diventata un modo di essere e ci ha dato gli strumenti per affrontare tutti gli altri ostacoli. Ci siamo leccati le ferite e abbiamo capito che una strada l'avevamo infine trovata anche noi. Nonostante tutto.


basta non farsi mai prendere in giro o almeno
non farsi portare lontano vedi che bella la vita
basta andare più piano almeno dimmi come vivono gli angeli
dimmi le fate o se le hai mai incontrate


postato da: Cally alle ore 18:33 | link | commenti
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