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sabato, 29 luglio 2006

All is full of love

t-06Due anni fa lasciava il suo corpo Tiziano Terzani. Ho saputo della sua esistenza proprio il giorno che se ne è andato, colpevolmente. Perchè è stato un grande giornalista, un grande viaggiatore, un grande raccontatore. Ricordo che quel giorno sono entrato in libreria ed ho comprato uno dei suoi libri, a caso. Era Un indovino mi disse, e mi ha aperto un mondo. L'ho letto durante le vacanze in Sicilia, rubando letteralmente il tempo alla pur piacevole compagnia. Lo leggevo soprattutto al tramonto, nella posizione del loto, sugli scogli rivolto verso oriente.

In un momento di crisi professionale, quel libro mi ha spiegato cosa fosse davvero il giornalismo, cosa voglia dire raccontare delle storie. Tra quelle pagine ho capito veramente come si ricostruisce il passato, come come si osserva il presente, come si disegna il futuro. Che si tratti di un popolo, di un continente, o di un solo uomo, poco importa.

Da allora ho letto tutto o quasi, trovando molte cose interessanti, altre impolverate dal tempo trascorso, altre ancora, come il libro postumo, superflue ed eccessivamente disinvolte. In ogni pagina però ho trovato una traccia da seguire, un pensiero da analizzare, del nutrimento per la mia mente.

Ho trovato nelle sue parole tanti concetti che da tempo gironzolavano nella mia testolina, ma che non riuscivo a tirare fuori attraverso le parole, o almeno non così bene. Attraverso Terzani ho imparato ad avere più distacco per le cose della vita, ad affrontare tutto con più equilibrio e serenità. Nei momenti difficili, le sue parole corrono ancora in mio aiuto.

"...Nel silenzio rotto solo dal frusciare delle auto sull’asfalto bagnato della strada e da quello delle suore sul linoleum del corridoio, mi venne in mente un’immagine di me che da allora mi accompagna. Mi parve che tutta la mia vita fosse stata come su una giostra: fin dall’inizio m’era toccato il cavallo bianco e su quello avevo girato e dondolato a mio piacimento senza che mai, mai qualcuno fosse venuto a chiedermi se avevo il biglietto. No. Davvero il biglietto non ce l’avevo. Tutta la vita avevo viaggiato a ufo! Bene: ora passava il controllore, pagavo il dovuto e, se mi andava bene, magari riuscivo anche a fare... un altro giro di giostra."

postato da: Cally alle ore 02:50 | link | commenti (1)
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lunedì, 24 luglio 2006

Gli angeli

Ah, l'Ipod! Non ne abbiamo più parlato, ma nel frattempo siamo diventati buoni amici ed oramai è bello pienotto. Quanto alle occasioni per ascoltarlo, beh, cerco di farlo in ogni momento. Nei giorni nei quali sto lontano dalla grande X, come oggi, diventiamo praticamente inseparabili.

Sto riscoprendo un gioco che facevo tanti anni fa, quando le cuffie erano legate ad un aggeggio abbastanza ingombrante che conteneva una cassetta, ma questa storia nonno Callimaco ve la racconterà un'altra volta.

Dicevo? Ah, il gioco. In realtà è abbastanza sciocco, ma non tutti siamo nati Lucasofri: intrippato com'ero di videoclip e di film, girovagavo con le mie cuffie costruendomi il mio videoclip - fatto di sguardi su tutto lo spettro visivo - o delle vere scene di film. Ora che ci penso, non era proprio un gioco, era una sensazione. Semplicemente, in alcuni momenti avevo l'illusione di essere dentro un videoclip, o dentro un film.

Oggi, vagando per le stradine più nascoste di Greenmountain, ho avuto ancora quella sensazione, sulle note dell'assolo di chitarra più bello dello storia della musica italiana.

Quello che si prova
non si può spiegare qui
hai una sorpresa
che neanche te lo immagini
dietro non si torna
non si può tornare giù
Quando ormai si vola
non si può cadere più....
Vedi tetti e case
e grandi le periferie
E vedi quante cose
sono solo "fesserie"...
E da qui....e da qui...
...qui non arrivano gli angeli
con le lucciole e le cicale..
E da qui....e da qui....
"non le vedi più quelle estati lì"
"quelle estati lì"

Ieri sera ho chiacchierato a lungo con un medico che trascorre le sue ferie in giro per il mondo, curando chi ne ha bisogno. Mi ha raccontato del Kosovo, di Chernobyl e del prossimo viaggio in Amazzonia.

E da qui....e da qui...
qui non arrivano "gli ordini"...
a insegnarti la strada buona...
E da qui....e da qui....
QUI NON ARRIVANO GLI ANGELI!!

postato da: Cally alle ore 23:37 | link | commenti (11)
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sabato, 22 luglio 2006

Per niente stanca

Ieri questo post era già bello che scritto, mancava solo la messa online. Poi è successo qualcosa e tutto è andato perduto. Niente sarà come prima. O almeno, quello che segue non lo sarà di certo.

Cercavo di dire che nonostante le lunghe ore di lavoro, il caldo e la stanchezza, l'atmosfera di questa città viene personalemnte a bussarti alla porta, la sera, impedendoti di stare in casa.

elio 2Martedì mi sono tuffato nella gioiosa bolgia del centrale del tennis insieme ad alcuni colleghi, i più bizzarri e scazzoni, per il concerto di Elio con la partecipazione di Bisio (o viceversa, come direbbe Mangoni). Una serata organizzata per puro divertimento e così è stato. Quello che più mi ha colpito dello spettacolo, vissuto tenendosi la pancia dalle risate, è stato lo sforzo compiuto per costruire un vero e proprio filo narrativo (vabbè, insomma...) quando invece mi aspettavo il completo delirio che scaturisce dall'improvvisazione, arte nella quale i nostri eroi sono pur sempre maestri. Due ore filate via tutte d'un fiato, con l'adolescenziale leggerezza della festa delle medie.

carmenDiversa l'atmosfera di giovedì all'Auditorium, al concerto di Carmencita. Tra interviste e concerti mi sento di poter dire di averla vista crescere in questi anni, ed è cresciuta moltissimo. Energia, carisma, presenza scenica e una raffinatezza musicale in continuo miglioramento, insieme ad una forma invidiabile, hanno permesso a Carmen di regalare al pubblico romano in delirio una serata difficilmente dimenticabile. E tutti abbiamo avuto l'impressione che la cantantessa sia diventata anche più bella, sicuramente più fimmina.

Ok, lo ammetto: sono entrato anch'io nel tunnel delle foto col telefonino e degli mms.

postato da: Cally alle ore 12:17 | link | commenti (9)
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lunedì, 17 luglio 2006

Sweet Dreams (Are Made Of This)

Dunque, ultimamente ho scritto un po' di banalità. E il tema che vorrei trattare oggi può essere molto scivoloso in questo senso, specie se se ne scrive dall'ufficio, ad un'ora dalla fine e con 4 ore scarse di sonno alle spalle.

Sabato sera (e un po' anche ieri, ma questa è un'altra storia), ho sfidato i fotografi di Panorama ed ho deciso di andare a vedere come s'erano sistemati quest'anno quei mattacchioni del Gay Village. Con compagnia femminile al seguito - tanto per non sfidare troppo la sorte negli angoli bui del laghetto dell'Eur - mi sono immerso in questa atmosfera gioiosa, colorata - fatta anche di stereotipi che si autoalimentano- e sempre rasserenante.

gvL'aspetto più curioso è che mentre la cricetina si diceva finalmente libera dai pesanti sguardi maschili mentre si muoveva sinuosa in pista, io mi sentivo osservato come quasi mai mi era successo nella mia lunga carriera di frequentatore di discoteche e affini. 

L'incontro che ci resterà nel cuore (anche a te, e non negarlo dandomi del porco!) è stato quello con gli occhi azzurri di Sinead. Mentre quello sguardo si illuminava guardando la cricetina fraternizzare con i suoi amichetti, questa giovane aspirante fotografa mi ha raccontato un pezzo della sua complicata, estenuante vita. Della sua compagna cantante e del loro cassetto zeppo di sogni.

Nel cuore della notte, con quello sguardo ancora negli occhi, ho riaperto il mio cassetto con lo stesso spirito con il quale apro il frigo dopo giorni e giorni di assenza da casa: per vedere quanti dei miei sogni erano ancora commestibili.

Everybody's looking for something

postato da: Cally alle ore 19:25 | link | commenti
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mercoledì, 12 luglio 2006

Non ci sto

Adoro lasciarmi catapultare in ambienti non propriamente miei. Mi piace vedere le cose con occhi non avvezzi e lasciar sgorgare le impressioni a caldo.

Banco di prova di questo meccanismo è stato ieri il mondo della moda, che ha riversato in questa settimana i suoi esponti su Roma. Al fianco di una radiosa addetta ai lavori ho seguito un paio di sfilate, una delle quali, mi dicono, di uno stilista lanciatissimo, tanto da guadagnarsi la ribalta della meravigliosa Piazza del Campidoglio.

Fedele al paradigma che l'attesa al piacere è piacere essa stessa, ho scatenato occhi e pensieri (cattivi) sugli invitati alla sfilata, questa frotta di aristocratici e borghesi romani così ben tramandati ai posteri dalle agghiaccianti foto di Dagospia. E mi sono chiesto: se solo i gonfi conticorrenti di questi ometti laccati possono sostenere l'acquisto di questi capi, vuol dire che questi giacchini che svolazzano intorno a queste splendide modelle finiranno addosso a queste carampane dalle membra cadenti?

"Ha una cura incredibile per i particolari", mi sussurra la radiosa addetta ai lavori, rapita - lei che sa - dalla perfezione di questi abiti. Io guardo quelle cinte strette sulle vitine delle modelle e immagino già i saltelli per le stanze dei Parioli, in apnee inutili.

La ragazza seduta sulle scale con il suo abitino nero da cinque euro forse non potrà mai permettersi questi abiti, che sembrano nati per lei. Ma tanto è già bella così.

postato da: Cally alle ore 20:05 | link | commenti (3)
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sabato, 08 luglio 2006

Sempre e per sempre

La prima volta avevo undici anni ed ero stato deportato per venti giorni in colonia marina, a Pinarella di Cervia. Tornai in tempo per la semifinale con la Polonia, dopo aver visto il primo tempo della partita con l'Argentina e tutti e tre i goal di Rossi contro il Brasile. Luca quel giorno tifava per il Brasile, solo perchè lo chiamavamo Pelè. Oggi entra ed esce dal carcere e forse non ricorda nulla della colonia.Undici anni sono pochi per diventare campioni del mondo. Rischi di non capire bene quello che succede. Io intuivo che stava accadendo qualcosa di storico. Solo anni dopo ho capito che il paese era diventato grande, erano cominciati gli anni '80, avremmo cominciato a vivere al di sopra delle nostre possibilità.

A ventitrè anni ti senti il mondo in mano, specie se ti hanno appiccicato addosso una divisa blu con i gradi dorati, che se non altro significano che tutti ti danno del lei e che ogni mese sul tuo primo conto corrente appaiono cifre che pensavi neanche esistessero. Mentre Baggio ci trascinava in finale, mi barcamenavo tra due fidanzate, alla vigilia di una scelta che allora mi sembrava definitiva. Anche il tifo cambiava colore ogni partita: sempre contro quelle maglie azzurre che non dovevano vincere. Era chiaro che il tempo di vivere al di sopra delle nostre possibilità era ormai concluso, anche se un tipo odioso appena sbucato dalle nebbie aveva convinto gran parte dei miei connazionali che un nuovo miracolo era possibile. Vincere sarebbe stato devastante, ma per fortuna il codino sparò al cielo quel pallone e il miracolo cominciò a sgonfiarsi.

A trentacinque anni puoi essere tante cose diverse. Io sono diverse cose insieme. Nessun dubbio quando si è trattato di scegliere tra i fighetti impomatati e i leoni del Ghana. Poi tutto è stato più difficile. Va bene tifare contro, ma mai se questo vuol dire tifare i colori senza i quali l'umanità sarebbe più serena. Partecipazione equamente divisa contro i ceki e tifo di simpatia per l'Australia. Contro l'Ucraina ha cominciato a svegliarsi il bambino della colonia di ventiquattro anni fa, e contro gli odiati crucchi ha preso la bandiera e ha sofferto con gli occhi fissi sulla storia.

Adesso quei fighetti mi sembrano i miei amici di sempre, sfuggiti alla galera ed al partito delle giovani marmotte, ancora alle prese con difficili scelte tra una fidanza e l'altra, capaci di fare ancora castelli di sabbia, indossare una divisa e credere in nuovi miracoli.

Ora ci guardiamo con occhi umidi e sentiamo che nonostante tutto quello che ci hanno fatto siamo ancora lì a giocarcela. Altro che storie: comunque vada, siamo noi i campioni del mondo! 

Tu non credere
se qualcuno ti dirà
che non sono più lo stesso ormai
Pioggia e sole abbaiano e mordono
ma lasciano,
lasciano il tempo che trovano
E il vero amore può
nascondersi,
confondersi
ma non può perdersi mai
Sempre e per sempre
dalla stessa parte mi troverai

postato da: Cally alle ore 00:18 | link | commenti (1)
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martedì, 04 luglio 2006

Break On Through (To The Other Side)

Ieri ricorreva il 35° anniversario della presunta morte del Re Lucertola. Me ne accorgo solo ora. Quante idee e pensieri contrastanti mi scatena questa notizia!

Sono entrato nel tunnel Doors a 15, 16 anni, come tutti quelli della mia generazione e non ne sono più uscito. L'amore per la musica ad un certo punto si trasforma in adesione ad una religione, fatta di suggestione, mantra da recitare, condivisione di sensazioni ed emozioni, e tante altre cose difficili da descrivere.

Un fanatismo che ha toccato un paio di punte sulle quali oggi mi piace sorridere, ma che ai tempi furono potenti ossessioni padrone di giorni e giorni della mia vita.

La prima fu la gita a Parigi, innanzitutto per visitare la tomba di Jim al mitico Pere Lachaise (visita documentata da foto che non avrò mai il coraggio di mostrare), ma anche per girovagare per le stradine in cerca di Jim vivo, suggestionati dalla recente lettura del libro che racconta la messa in scena della morte e la nuova vita da poeta.

La seconda riguarda la profonda convinzione, avuta per qualche anno ma ancora riaffiorante nella mia vita, di essere la reaincarnazione di Jim. Del resto tra la sua morte e la mia nascita sono trascorsi esattamente sei mesi, e questo bastava a giustificare una simile ossessione.

Oggi le tracce di questa incondizionata adesione ad una religione vera e propria restano intatte nella cameretta che mantengo a casa dei miei: poster, frasi scritte sui muri, foto e dischi, cimeli vari che conservo con spirito feticista.

Ma il segno più profondo di questa pagina importante del libro della mia vita resta impresso nell'anima. Ancora oggi, se una cosa mi da piacere, la faccio. Spezzo la frontiera e vado dall'altra parte.

postato da: Cally alle ore 12:40 | link | commenti
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