Invisibile come la musica che gira intorno
Core mito - come si dice a Roma - che qualcuno sia molto preoccupato perchè qualcun'altro vorrebbe far qualcosa perchè i figli degli operai (o era dei proletari?) siano uguali ai figli dei professionisti. Mi sento di rassicurarlo: i primi dovranno sempre farsi il culo dieci volte più dei secondi per avere un decimo dei risultati.
La casa dei mercanti è alta su quel monte
la casa dei servi è in basso dopo il ponte.
Ma le paure, scendono giù
mentre i sogni, salgono su,
salgono su.
Mercanti e servi,
la stessa vita,
sogni o denari,
sabbia fra le dita.
Io e GP eravamo molto amici, ai tempi delle superiori. GP non era molto simpatico, ma io lo trovavo divertente, quando non sconfinava nell'insopportabilità. Millantava donne delle quali nessuno ha mai visto traccia, ed era divertente vederlo all'opera in discoteca. Una sera, in una discoteca del litorale laziale, confabulò per mezz'ora con due canadesi, e quando venne a chiamarmi dicendo "e' fatta", mi avvicinai e scoprii che le ragazze parlavano solo in francese e che non avevano capito una parola del suo delirio in inglese.
GP era un anno avanti, quindi prima di noi aveva preso la patente e aveva avuto in regalo una macchina dal facoltoso papà. Prima di tutti aveva quindi avuto il suo primo incidente, e tutto questo era oggetto di interminabili racconti, sempre diversi e sempre con nuovi particolari. Prima di noi si era iscritto all'università, aveva sostenuto il primo esame costringendoci a trascorrere un'estate intera con in sottofondo il racconto sempre meno plausibile del suo meraviglioso "28".
GP usava il fondotinta, si depilava le sopracciglia e per un periodo sfoggiò una meravigliosa permanente, che gli arricciava la criniera superiore come il suo idolo dell'epoca: Eros Ramazzotti. Dalle vacanze spediva alle sue donne cartoline tutte uguali, con su scritto "grazie d'esistere". Va da se che quando questa frase divenne il fulcro di una canzone di Erose, provò spudoratamente a raccontare che era nata su suo suggerimento.
GP fu ovviamente il primo ad avere un cellulare. Lo chiamava solo la mamma, alla quale lui chiedeva di richiamarlo dopo 5 minuti, il tempo di entrare al bar e poggiare il telefono sul tavolo.
Gp non riusciva a rispettare le regole, mai. I maldestri tentativi di barare durante le partite a carte sollevavano le proteste di tutti i suoi amici, proteste che cessarono il giorno che scoprimmo, con divertita desolazione, che barava anche quando faceva il solitario.
Sono dieci anni che non lo vedo e ora mi pongo due domande: primo, come ho fatto a frequentare per tanto tempo una persona così? E, soprattutto, come mai mi è tornato in mente proprio in questi giorni?
I posti nei quali si è trascorso molto tempo da piccoli, a rivederli da grandi, sembrano sempre più piccoli di come si ricordavano. La prima volta che mi sono accorto di questo strano fenomeno è stato tornando da grande nella radura nella quale avevo trascorso una vacanza in campeggio da molto piccolo. Quel prato, sul quale avevo vissuto per 15 lunghi giorni, mi sembrò troppo piccolo per aver ospitato una decina di tende, la tenda cucina, e per aver contenuto gli schiamazzanti sogni di una cinquantina di piccoli selvaggi scatenati.
Ho avuto di nuovo questa sensazione ieri mattina, tornando a guidare la mia vecchia Y10 bordeaux, compagna infaticabile, e mediamente affidabile, di dieci anni della mia vita. In quella macchina, acquistata vendendo un anno di vita alla patria (?), e con quella macchina, ho fatto veramente di tutto. Ho macinato chilometri, amato e tradito, spiato e sperato. Mi è stata rubata ma ci siamo ritrovati. Poi ci siamo divisi, ma abbiamo continuato a vivere nella stessa famiglia, rimanendo buoni amici. Ieri l'ho vista subito troppo piccola per me. troppo estranea per rispondere ai miei comandi. Non si aprivano da li i finestrini, e gli specchietti specchiavano chissà cosa. Ho capito in un attimo quanto il mio mondo fosse cambiato, senza che me ne accorgessi.
Io sapevo per informazione certa che ogni dolore con il tempo si sopporta non c'è ferita che rimanga sempre aperta e per fortuna, la memoria spesso è corta, perché gli amici sanno sempre cosa dire tipo "ci siamo già passati tutti quanti, sai i primi giorni, sì, ti sembra di impazzire
ma poi, vedrai, ringrazi il cielo andando avanti"
Così da 5 anni vivo consumando un'incrollabile fiducia nel futuro
con un sorriso, vedi, che sto conciliando al vago senso che ho di averlo preso in culo.