Invisibile come la musica che gira intorno
Eppure non riesco a trovarlo. A capire che non l'avrei trovato su altari o in cielo c'è voluto poco. Più spesso mi è sembrato di vederlo dentro un paio di occhi o all'incrocio di un paio di gambe. A volte l'ho visto su un palco e lì veramente ci ho creduto.
Il bene e il male. Una linea li divide e non è proprio retta. Eppure ho sempre pensato che fosse semplice da individuare. Spesso mi è capitato di confondere da quale parte fosse il bene e da quale il male, ma ho comunque sempre colto le differenze tra chi stava di là e chi stava di quà. E sono sempre stato di quà. Oggi forse ho le idee più chiare tra quale sia il bene e quale il male e la tentazione di dividerli con un muro è sempre più forte. Dio forse sta dall'altra parte, ma non importa: noi ci siamo già fatto il nostro. E ci pare così buono che non lo cambieremmo con nessun altro.
And there's nothing wrong with me
This is how I'm supposed to be
In a land of make believe
That don't believe in me
La cravatta a tinta unita. "Elevati alla 24". Buongiorno a tutti. "...i signori della sinistra". Il giorno della Memoria. Le olimpiadi di Torino. L'inizio dell'anno accademico. Le nomination. La mostra a Firenze. Il cdr. Il live dei Green Day. Se non faccio la spesa non mangio. L'ultima controllatina alla posta. Due articoli de Il Foglio. Clikc!
Non so se riusciro più a fermarmi. A volte ho l'impressione di lasciar scivolare indietro troppe cose, di perdere qualcosa che non riuscirò più a recuperare. Ho sempre tanta gente intorno, ma sto bene solo con l'anima mia.
mentre corre sulle rotaie
corre via
solo e la notte è già qua
luna dimmi che sai dov'è
che tornerà
Nel 1976 ero molto (si, molto) piccolo. Vivevo la mia infanzia serena, anche se l'estate di quell'anno avrebbe portato un evento tremendo, di quelli che ti cambiano la vita per sempre: la nascita di mia sorella. Ma nonostante questo non lo considero un anno nefasto. La mia non era (e non è ) una famiglia di intellettuali. E lo dico con grande affetto e infinita gratitudine, perchè non ho avuto un modello da imitare ed una strada già segnata: ho avuto tutta la libertà di sognare il mio futuro e di diventare quello che volevo.
I giornali in casa mia arrivavano di sera. Prima di cena mio padre tornava con una copia del Messaggero, a volte con Il Corriere dello sport, a volte con tutti e due. Erano copie lise e intrise di fumo di sigaretta, segni evidenti di una lunga giornata trascorsa a svolgere il proprio servizio nella bottega del barbiere. Tutti gli avventori lo avevano letto, commentato e spiegazzato fumando beatamente. Mio padre, che spesso si dilungava nelle chiacchiere essendo l'avventore più vicino a casa, li portava con se pensando più alla carta per accendere il camino che all'aggiornamento della propria famiglia.
Da allora per me il giornale è quello liso e spiegazzato, e sfogliare per primo i quotidiani che trovo la mattina sulla mia scrivania, oggi, mi sembra un grande lusso. Nel 1976, i miei dicono di ricordarselo perfettamente, dissi per la prima volta che da grande avrei fatto il giornalista.
Il 1976, oltre che per la mia drammatica e irreparapibile consapevolezza di non essere più figlio unico, sarà ricordato anche per la nascita del mio quotidiano preferito. Trent'anni dopo eccomi a trascorrere la giornata a sfogliare il volume celebrativo, fatto di avvenimenti che in gran parte ricordo bene e prime pagine che tradiscono l'emozione della cronaca. Ho sorriso ad ogni giro di pagina con un pensiero fisso nella testa: alcune cose sono scritte nel destino, e numeri e simbologie ci aiutano a decifrarle. Mai, come oggi, ho avuto chiaro cosa farò da grande.
Miriadi di quadratini illuminati scorrono veloci dentro e fuori il mio campo visivo, mentre il buio avvolge i palpiti di vita che imperterriti sfidano il freddo. Ogni quadratino una vita, una storia, uno stato d'animo. Suoni ad alto volume coprono il rumore di questa vita, vetri serrati bloccano gli odori. La vita ci arriva finta e asettica anche quando non siamo davanti alla televisione.
Impalcature spartitraffico, fari alonati blu monossido
Due solitudini si attraggono: tu chi sei?
Per chi ha sempre fantasticato sulle vite degli sconosciuti partendo da un volto, da un particolare o solo da una parola bisbigliata, la città può fornire così tanto materiale da raggiungere la saturazione. Trovo un angolo d'asfalto libero non troppo lontano da casa e decido di riprendere l'esplorazione nelle vite degli altri a piedi, senza schermi e senza colonna sonora.
Come due intrusi che sorvolano le tangenziali dell’intimità
Fiutando diffidenze e affinità. Resta qui!
Resisto a stento all'impulso di fermare il primo che passa e chiedergli morettianamente: "Ma tu, sei felice?". Però continuo a chidermelo ogni volta che il mio sguardo incrocia un volto. Mi chiedo cosa sia che ci fa decidere se una persona ci piace o no, cosa ci spinge a dividere con qualcuno ore, minuti, spesso anche mesi e anni. A volte la mia curiosità trova particolari talmente stuzzicanti da portare la fissità del mio sguardo al limite del molesto. Sorridere non basta più. Nessuno risponde più ad un sorriso con un sorriso. Forse è solo colpa della notte.
Da quanto siamo qua non chiederlo,
Dalle finestre luci scorrono,
Lenzuola stropicciate ...che ora è?
Stai con me!
Se t'incontrassi così, tra la gente, ti riconoscerei? Basterebbe uno sguardo a fermare il tempo ed a non permettere che tutto sfugga via con questa gelida folata di vento? Abbasso lo sguardo e mi scappa un sorriso pensando a come lo abbassi tu.
Se c’è un motivo trovalo con me
Senza ingranaggi senza chiedere perché.
Dentro i miei vuoti puoi nasconderti,
Le tue paure addormentale con me
Se c’è un motivo.
Pioggia nera sulle strade, resti di festa che rotolano ai lati. Un telefono non smette di dare segni di vita avvisando che c'è qualcuno dall'altra parte che vuole condividere auspici e speranze per un nuovo che inizia.
Dico che non è necessario che tutto sia nuovo, che basterebbe far funzionare quello che abbiamo. Dico che sarebbe bello riuscire a capire quello che vogliamo, che bisognerebbe sincronizzare le vite in modo che si possa camminare fianco a fianco, per un po', senza che nessuno debba fermarsi ad aspettare. Dico, non so più cosa, ma dico.
Did I disappoint you?
Or leave a bad taste in your mouth?
You act like you never had love
And you want me to go without
Well it's
Too late
Tonight
To drag the past out into the light
We're one, but we're not the same
We get to
Carry each other
Carry each other
One
Have you come here for forgiveness?
Have you come to raise the dead?
Have you come here to play Jesus?
To the lepers in your head

Poi il silenzio. Ripenso alle parole, lettera per lettera. Lo faccio sotto la doccia, prima che l'acqua cominci ad essere gelida e ad avvisarmi che ora ho un nuovo problema. Pratico. Cerco di superare l'improvviso gelo coprendomi molto e decido che una sala buia e una bella storia è quello che ci vuole prima che l'1 diventi 2. Trovo entrambe. resto colpito dalla storia dei punti: questo punto sono io in piedi, questo punto e virgola sei tu sdraiata, tutti i punti intorno sono quelli che conosciamo. Applico la teoria. Mando in stampa. Un punto su un foglio bianco. Solo uno.
You say
Love is a temple
Love a higher law
Love is a temple
Love the higher law
You ask me to enter
But then you make me crawl
And I can't be holding on
To what you got
When all you got is hurt
One love
One blood
One life
You got to do what you should
One life
With each other
Sisters
Brothers
One life
But we're not the same
We get to
Carry each other
Carry each other
One