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giovedì, 29 dicembre 2005

Sarà un bel souvenir

roma

Giusto il tempo di riemergere da un natale trascorso a vivere come un neonato, dormendo e mangiando (e resistendo con fatica alla tentazione di piangere), e subito l'occhio cade sui giorni dell'anno che restano sempre più soli, e presto destinati ad estinguersi del tutto.

Sono ore rubate al letargo, frenetiche come un film di Wim Wenders: impossibile non trovare il tempo per pensare. Valutare con un involontario sorriso quanto sia cambiata la mia vita in questo 2005, soprattutto nella seconda metà, fa subito il paio con la lista dei buoni propositi per l'anno prossimo.

Non è proprio liscia,
non va così liscia
per noi che chiediamo che or'è,
e c'è un'altra strada
e c'è un'altra luna
e un altro bar che chiude
e un'altra voglia di fortuna.

Cerco avidamente nel cassetto dei sogni qualcosa da mettermi da lunedì, ma c'è il solito casino di colori e sireneici suoni contrastanti. Lascio stare per un po' ma poi ci torno: ci dovrà pur essere qualcosa di comodo ed elegante allo stesso tempo! Quasi quasi esco a fare shopping, anche se il negozio di sogni potrebbe essere chiuso per ferie.

E allora, bambina,
c'è poco da dire
se non che mi troverai qua:
cambiato per niente, ma neanche scontento,
fottuto dal dovere pensare di dover avere.

Copio i numeri sull'agenda nuova, approfitto dei momenti vuoti per fare cose che non ho avuto il tempo di fare prima, sempre facendo credibilmente finta di lavorare. Ma penso a quanto di bello c'è stato in questo anno, ai film che mi rimarranno dentro, ai dischi che resteranno per sempre nella mia collezione, alle facce nuove che sono ormai entrate nei miei giorni e non usciranno per un po'. Provo a concentrarmi sulle cose brutte, ma sono immagini sbiadite: ci clicco sopra e le trascino nel cestino.


Sarà un bel souvenir
il nostro souvenir
sarà di quasi tutti i colori.
Sarà un bel souvenir,
sarà lo specchio di
riflessi chiari e riflessi scuri.

postato da: Cally alle ore 17:47 | link | commenti (2)
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venerdì, 23 dicembre 2005

Natale

Tanti Auguri a tutti

Natale

C'è la luna sui tetti e c'è la notte per strada
le ragazze ritornano in tram
ci scommetto che nevica, tra due giorni Natale
ci scommetto dal freddo che fa.
E da dietro la porta sento uno che sale
ma si ferma due piani più giù
un peccato davvero ma io già lo sapevo
che comunque non potevi esser tu
E tu scrivimi, scrivimi
se ti viene la voglia
e raccontami quello che fai
se cammini nel mattino e ti addormenti di sera
e se dormi, che dormi e che sogni che fai.
E tu scrivimi, scrivimi per il bene che conti
per i conti che non tornano mai
se ti scappa un sorriso e ti si ferma sul viso
quell'allegra tristezza che ci hai
Qui la gente va veloce ed il tempo corre piano
come un treno dentro a una galleria
tra due giorni è Natale e non va bene e non va male
buonanotte torna presto e così sia.
E tu scrivimi, scrivimi
se ti viene la voglia
e raccontami quello che fai
se cammini nel mattino e ti addormenti di sera
e se dormi, che dormi e che sogni che fai.

postato da: Cally alle ore 19:21 | link | commenti (2)
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mercoledì, 07 dicembre 2005

Gocce di memoria

La sera che ho imparato il significato del termine "quasi": tornando a casa a piedi, chiesi a mio padre se fossimo arrivati (era già una piccola provocazione, da parte mia, sapevo benissimo che non eravamo ancora arrivati!). Mancavano poche decine di metri, lui mi rispose che eravamo "quasi arrivati". Ogni volta che sento dire "quasi" penso a quel tratto d'asfalto.

Il primo giorno di scuola: feci il diavolo a quattro per andarci da solo. Del resto che senso aveva farsi accompagnare nell'edificio che delimitava il cortile nel quale ormai da anni, senza l'aiuto dei miei genitori, passavo le ore a sbucciarmi le ginocchia?

Valentina, la prima fidanzata. Lei, la bambina più brava della classe. Io, il bambino più intelligente, ma già oltremodo svogliato. Lei era piccolina, io già molto alto. Abbiamo smesso di parlarci nel momento in cui abbiamo deciso di fidanzarci. Non avevamo ben chiaro cosa fare in quella situazione. L'ho rivista cinque anni fa. E' cresciuta. Molto.

Siamo gocce di un passato
Che non può più tornare
Questo tempo ci ha tradito, è inafferabile

postato da: Cally alle ore 20:55 | link | commenti
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martedì, 06 dicembre 2005

Due parole

manoscrittoScrivere. E' tutto quello che ho. Parole. Metterle in fila, una dietro l'altra, una sull'altra. Come quando i mattoncini prendevano forma in uno spazio misterioso, per poi perderla di nuovo, quella forma, e tornare dentro la scatola, sparsi, aggrovigliati. Le parole hanno proseguito questo gioco, ora escono dalla scatola e diventano storie. A volte solo sensazioni, altre grovigli tortuosi di pensieri senza fissa dimora, coinquilini sghembri dello stesso filo.

Parole come quelle che appaiono sullo schermo colorato. Poi diventano di carta e in qualche modo mi danno da vivere. Vendo parole per comprarne altre, ammassate fitte dentro pagine incollate una dietro l'altra o chiuse dentro misteriosi cerchi luccicanti,sprizzanti da un letto di note.

Ma le parole che leggo e quelle che scrivo spesso non mi sembrano della stessa specie. A guardarle sembrano uguali: stesse curva, stessi angoli, stesse fisionomie, stesse vorticose discese e stesse brusche frenate. Quando però oscuri meccanismi fanno rimbalzare suoni tanto immaginari quanto musicalmente densi, allora capisco la differenza. Nelle parole degli altri riesco a vedere l'anima, tra le linee scure delle parole. Quando c'è.

Nelle mie non la trovo più. Deve passare del tempo, devo cancellare quei segni dal mio albero genealogico per trovare un'anima dentro quelle parole. E così ritrovo pagine di plumbee parole e angoli masticati dal tempo che hanno vita propria, succhiata dai preziosi secondi dell'esistenza di chi ci è caduto dentro. Quelle parole non sono più mie e per questo mi sembra che valgano almeno i fogli che hanno imbrattato. Sono figlie delle parole che entrano nei miei occhi. Ma l'anima l'hanno presa dagli occhi che le hanno lette.

postato da: Cally alle ore 12:03 | link | commenti (2)
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