Invisibile come la musica che gira intorno
Passata, per ora, la grande paura dell’inondazione, mi piaceva tornare alle suggestioni della domenica romana col Tevere in piena, nel livido autun…
(L’Angelo Intellettuale di Callimaco) – No, scusa, ma non erano questi gli accordi: mi avevi promesso che avresti parlato di Mary, il film di Abel Ferrara, del grande taglio anarcoide che quest’opera inserisce nel dibattito sulla religiosità e sulla spiritualità in quest’epoca di grandi conflitti religios….
(Il Diavolo Frivolo di Callimaco) – No, scusa è, cioè…. Non s’era deciso che oggi avresti scritto di quella grande canzone che ha segnato profondamente i tuoi anni ’80? Ma si, Maria Magdalena di Sandra, la tedeschina che ai tempi era la regina delle discoteche. Ti ricordi quante volte hai passato questo pezzo quando eri un giovanissimo dj pieno di entusiasm….
Emh…. I colori pastello che regalava il lungotevere disegnavano paesaggi di leggiadra poesia, capaci di astrarre dal freddo pungente e persino dal disturbante rumore del traffico domenicale.
(AIdC) – Abel Ferrara graffia con il suo ateismo militante la patina di perbenismo che maschera oltranzismi pseudo religiosi condannabili da qualunque parte provengano, riaffermando attraverso le parole di una splendida Juliette Binoche la necessità di una profonda introspezione alla ricerca di una spiritualità individuale scevra da ogni condizionamento.
(DFdC) – Che poi Sandra è stato il tuo primo sogno erotico! Quanto t’attizzava, ti ricordi? All’epoca riuscivi solo ad intuire che la cosa che ti acchiappava di più era il labbro leporino ma non sapevi ancora perché. Lo avresti scoperto dopo, il perché….
Un sospiro profondo su ponte Garibaldi, davanti ad un’isola Tiberina quasi sommersa dall’impeto delle acque ha sancito il mio amore viscerale con questa città.
(AIdC) – Grande regia, grandi interpreti, per una storia che seppellisce qualunque velleità di operette letterarie da spiaggia.
(DFdC) – Sandra era proprio una gran gnocca!
Per una volta che volevo essere sentimentale....
Da modesto appassionato di jazz ho sempre ammirato i sassofonisti. Nessuno strumento scavalca così bene tutti i filtri intermedi e giunge direttamente a toccare l'anima come il sax. Spesso il tappeto sonoro delle mie serate sono le perle di Michael Brecker, le arrampicate di John Coltrane o i graffi di Gato Barbieri.
L'altra sera sono stato a vedere, per l'ennesima volta, un concerto di Daniele Sepe. Mi ha sempre incuriosito la sua musica, la sua tecnica, il suo mondo artistico, ma ogni volta, alla fine di un concerto, ho provato la stessa sensazione. Credo sia la prova vivente di come la vivacità creativa finisca a volte per soffocare un talento, di come la continua ricerca di strade nuove e di sintesi azzardate portino lontano da risultati artistici concreti.
Spesso poi, forme acute di stocazzismo portano alla disaffezione del pubblico, che invece di smanettare comodamente sul telecomando decide di sfidare il freddo, sacrificare alcune ore di sonno, uscire di casa, sbattersi per trovare un parcheggio e, infine (ma non meno importante, con i tempi che corrono) pagare un biglietto.
Poi non lamentiamoci se la gente decide di farsi cuocere il cervello dalla televisione.
Scoprire improvvisamente di essere diventato grande (leggasi invecchiato), per un malato cronico di sindromedipeterpan come me è abbastanza traumatico. Gli indizi possono essere di diverso tipo, tanto ne basta sempre e solo uno per precipitarti nella consapevolezza più drammatica. Io l'ho capito dalla eccessiva ed inconsueta vulnerabilità ai mali di stagione.
E' bastata un'intensa seduta di palestra seguita da un sabato sera vissuto tranquillamente ad un solo grado per bloccare temporaneamente (spero) la mia spalla destra. Sono tre giorni che faccio retromarcia a memoria mettendo seriamente a repentaglio l'incolumità delle vecchiette che si piantano dietro la mia auto. E non basta la solidarietà delle colleghe della grande X*, con le loro generose offerte di massaggi e rimedi di vario tipo.
Alle mie povere articolazioni non fa bene neanche la mia proverbiale resistenza a prendere medicinali di qualunque tipo, e men che meno la scarsa propensione a trascorrere le serata al calduccio. Del resto, non è certo colpa mia se in questa città c'è un sacco di roba da vedere, la sera.
Appena apriranno le gabbie, dunque, mi fionderò ad ascoltare un musicista partenopeo dal talento inversamente proporzionale alla simpatia. E se domani riuscirò ancora a muovere le dita, vi racconterò.
* dicesi "grande X" un non meglio precisato luogo di lavoro.

Ancora un po' spoglio vero? In effetti sto cercando di capire bene tutte le componenti di questo nuovo ambiente, mattoncino dopo mattoncino. Ma vedrete che prima o poi il blog avrà un aspetto presentabile. Intanto mi sembra di capire (vabbè, ho avuto pure qualche suggerimento) che da queste parti c'è un bel movimentino.
Intanto piazzo questa fotina che mi ricorda tanto un viaggio fatto in giovane età. Nelle cuffie suonava "C'è chi dice no" di Vasco ed io ero esattamente in quel punto. Il muro sarebbe caduto poco più di due anni dopo, ma alcune immagini resteranno sempre dentro di me: il "mio" cecchino che mi puntava al di là della terra di nessuno, le croci galleggianti sul fiume, l'est così alieno a portata di binocolo.
Il futuro sotto e oltre quel muro, me ne rendo conto solo adesso, me lo immaginavo diverso. Ma forse, dentro di me, il muro non è mai caduto.
I don't need no arms around me
I don't need no drugs to calm me
I have seen the writing on the wall
Don't think I need anything at all
Dopo oltre un anno di incazzature, pugni e testate all'incolpevole monitor del computer, imprecazioni e maledizioni varie, ho finalmente deciso di trasferire il blog in luoghi più rassicuranti. Vagando vagando sono arrivato da queste parti e subito mi è sembrato il posto più stimolante per trasferire armi e bagagli, paranoie ed impressioni, commenti e diverbi.
Da oggi la mia nuova casa è aperta. Certo, è tutta da arredare, ma con l'aiuto di tutti coloro che verranno e decideranno di starci per un po', conto di farla diventare più accogliente e calda quanto basta.
Adesso vado a suonare a tutti i citofoni di Splinder per presentarmi ai nuovi vicini.
A presto
Cally