Invisibile come la musica che gira intorno
Domenica. Torno a fine mese, se non mi unisco ai guerriglieri in Chiapas.

Messico e nuvole
la faccia triste dell'America
il vento soffia la sua armonica
che voglia di piangere ho
Anche quest'anno l'influenza ha colpito. Un po' prima del solito, ma proprio quando avevo bisogno di un paio di giorni tutti per me. Provvidenziale. Libri e film, in costante contatto col mondo. Forse mi è mancato solo un po' di isolamento, ma non si può avere tutto. E prepararsi il riso in bianco con burro e parmigiano, anche di fronte ad una fame consistente e a uno stomaco tutto sommato integro, è stato un po' come tornare alle influenze di quand'ero bambino.
Questa storia di Saturno comincia a innervosirmi. Dunque: lo scorso anno avevo Saturno contro, e mi era sembrato di capire che fosse il massimo della sfiga, o qualcosa del genere. Chi si atteggiava a profondo conoscitore dei movimenti degli astri, comunque mi consigliava di stare buono e accucciato, in attesa del passaggio dell'astro malefico. Almeno, così mi sembra di ricordare, fino a questa estate, quando finalmente il dio dell'agricoltura avrebbe dovuto ripensarci e mettersi a favore. Come, pare, sia accaduto davvero. Quindi adesso dovrei avere Saturno a favore. E qui, colpo di scena! Mica è tanto una figata, Saturno a favore. Cioè, sempre meglio che averlo contro, però quando è a favore pare abbia l'abitudine di sistemare alcune cose della vita. "Recidere rami secchi", mi è stato detto letteralmente. Doloroso, ma salutare. E sarà a favore fino a buona parte del prossimo anno.Un giorno ho capito che una delle componenti più importanti di un essere umano è la fantasia. Nella vita di tutti i giorni, anche di coloro che non hanno la fortuna di farla diventare una componente fondamentale del proprio lavoro. Perdersi tra le pagine di uno scrittore particolarmente fantasioso, rielaborando ulteriormente con la fantasia le immagini dettate dalle parole, è spesso stata una valida alternativa a serate con amici noiosi.
Felice di smentirti ancora
triste signora blu;
non è la vita ad ispirare le canzoni,
come credi tu...
son le canzoni che costringono la vita
ad essere com'è
e come non è...
Sto buttando giù le idee per il libro, ossessionato da un pensiero sempre latente: la potenza dello scrittore, il suo avvicinarsi, nel creare personaggi e storie, nel guidare i destini delle persone che crea, a un dio prepotente o benevolo, crudele o pietoso, a seconda dei casi. Per uno scrittore vero, la sensazione deve essere devastante. E del resto Ian McEwan, che in modo del tutto personale considero il più grande scrittore vivente, ne parla piuttosto spesso.
E allora, mi dirai, perché si piange?
Cosa si ricorda?
che i sentimenti a questo punto, i sentimenti,
sono solo merda...
e invece no, e invece no,
guarda come ti posso far soffrire
con una finzione...
senti qui che passione!
E’ un pensiero nel quale sono immerso, tra pagine lette e pagine scritte. E mi sto convincendo sempre di più che la fantasia sia l’antidoto più potente alla paura della morte. E ancor di più contro quella della vita. Il rumore della tv, che ormai era un sottofondo, adesso sta diventando anche fastidioso.
E poi triste signora blu tutte le storie
nascono finite:
le ho già decise io soltanto
per averle immaginate...
e vivere è qualcosa come fingere
di aver dimenticato...
e ricordare
Si.
Mi sento rispondere così al pizzaiolo della pizzeria al taglio sotto casa, alla domanda “La mangi qui?”
Come spesso succede, non ho fatto in tempo a fare la spesa. E non ho voglia di tornare a casa. La mia lingua lo ha capito prima del mio cervello, ed ha risposto di si.
Mi sistemo nel tavolo alto vicino alla vetrina, così posso spiare la strada lucidata dalla pioggia. Invece la mia attenzione verrà catturata di più da quello che succederà dentro. Piccole cose: volti, espressioni, affanni, solitudini. Concentrate nei pochi minuti che mi servono a trangugiare qualche trancio di pizza, senza fame e senza troppa convinzione.
Your pain and your hunger
They're drivin' you home
And freedom oh freedom
Well that's just some people talkin'
Your prison is walkin' through
This world all alone
Accomunati dal frigo vuoto, ci guardiamo complici, ognuno nei suoi pensieri, invidiando un po’ chi ordina con il telefono all’orecchio, chiedendo almeno a qualcuno che lo aspetta a casa quali tipi di pizza prendere. C’è anche chi ha voglia di chiacchierate tra sconosciuti, e diffonde informazioni personali vagando con lo sguardo alla ricerca di qualcuno che voglia far finta di interessarsi alle sue parole. Mi sembrano tutti fantasmi, persi nella semi oscurità. O il fantasma sono io, non mi è chiaro.
Se non altro, la cupezza della scena mi fa venire voglia di tornare a casa.
The sky won't snow and the sun won't shine
It's hard to tell the nighttime from the day
You're losin' all your highs and lows
Ain't it funny how the feelin' goes away?
Un momento paludoso della vita può essere comunque utilizzato al meglio. Riempire il blog di post tristi e poco attraenti non serve. Serve magari a me scrivere, ma forse non a voi leggere. E allora i post finiscono direttamente nel cestino, tanto a quel punto mi sono già sfogato.
A heart that's full up like a landfill, Le sere volutamente solitarie le sto spendendo per recuperare cose che mi ero sempre perso. Questo, ad esempio, è il momento di tutta la prima filmografia di Michelangelo Antonioni. Il meccanismo è questo: guardo un film, quasi sempre in due riprese (mi abbiocco e la sera dopo riprendo dall’ultima scena che mi ricordo), poi vado a leggere la recensione sul Mereghetti. Ieri sera ho visto la seconda parte de L’avventura. Sono d’accordo con la recensione.
a job that slowly kills you,
bruises that won't heal
No alarms and no surprises
Silent, silent
This is my final fit, my final bellyache with
No alarms and no surprises
no alarms and no surprises
No alarms and no surprises, please
La gioia e la sorpresa di vedere apparire sul display del telefono il nome di un vecchio amico e compagno di trasmissioni radiofoniche è svanita appena ho risposto. La fredda notizia, introdotta da un breve preambolo preparatorio, era che la mia piccola radio, quella dove ho cominciato a fare questo lavoro e dove il mio cuore è rimasto, ora è orfana.
Il direttore, il proprietario, colui al quale ero legato da un affetto particolare, è andato a trasmettere le sue canzoni in qualche altra dimensione, in quell’aldilà che ognuno di noi si immagina come vuole.
In questo momento difficile, questa notizia mi ha aperto un buco dentro. Oltre ad un rapporto di parentela, mi legavano a lui la militanza radiofonica, le discussioni sulle scelte musicali quando assunsi la direzione artistica della radio, le trasmissioni fatte insieme, i “collegamenti” – lui in studio, io al telefono dalle varie manifestazioni musicali che seguivo allora – e soprattutto un profondo amore per la radio.
E’ un pezzo della mia vita che se ne va. Un altro. Mi conforta solo l’idea che, forse, ho fatto in tempo a fargli capire quanto gli volevo bene. Addio, menestrello!
l'alba
dietro le case si scalda
e questo momento
in diretta nel vento
io lo voglio dedicare a te
Non ho più scritto perché l’ultimo post era uno stato d’animo, attualissimo ancora oggi. Poi non avevo voglia di scrivere, ma solo di leggere. Ho letto Kafka sulla spiaggia, di Murakami. L’ho finito ieri. Dai libri di Murakami si esce come un cencio dalla lavatrice: sbattuto, grondante, ma pulito e profumato.E mi è tornata voglia di scrivere. I concetti magari non ci sono ancora, ma una cosa per volta. Ho solo bisogno di asciugarmi al sole.
Via da questi luoghi, via da vecchie paure
Via da questi sguardi e dalla noia volgare
Via dal pregiudizio, gonfio di violenza
Dalle polveri sottili dell'indifferenza.
Solo che le vacanze sono già andate, lasciando intatta la voglia di vacanza. E’ stata solo di giorni di libero pensiero, che hanno gonfiato i dubbi e aumentato l’insofferenza verso i tempi che vivo.
Come il fiore troppo raro
Di un'intelligenza condannata a sfuggire.
“Volgare” è l’aggettivo che è rimbalzato di più dentro la mia testa. Volgare il mio prossimo, volgari le loro abitudini, volgari i loro pensieri, volgari le loro parole. Il divario tra me e loro aumenta, e la novità è che la cosa mi da sollievo. Via. Vi lascio tutto. Non voglio diventare come voi.
Via da chi rinuncia e non ti lascia tentare
Via da chi ti infanga e non rinuncia a mentire
In tutti quei ricatti stesi ad aspettare
Nel dispositivo umano definito amore.
Piango. Piango per voi. Per il vostro vuoto dimenarvi su suoni che sono sempre gli stessi. Per il vostro conformismo becero, per la vostra disperata ricerca di imporre una vitalità della quale non avete diritto. Per la vostra felicità posticcia. Piango per noi, che saremo sempre felicemente infelici.
La sconfitta è un'eleganza
Per l'ipocrisia di chi si arrende in partenza.
Ps: e per concludere in bellezza, un po’ di Murakami!
A volte il destino è come una piccola tempesta di sabbia che continua a cambiare direzione. Tu cambi direzione, ma la tempesta ti insegue. Svolti, ma la tempesta si adegua. Continui a fare questo gioco, come un sinistro ballo con la morte subito prima dell'alba. Perchè la tempesta non è qualcosa arrivato da lontano, senza aver nulla a che fare con te. La tempesta sei tu. Qualcosa dentro di te. Tutto ciò che puoi fare è lasciarti andare, entrare dentro la tempesta, chiudere gli occhi e tapparti le orecchie affinchè la sabbia non entri e attraversarla, passo dopo passo.
Questo post era nato due giorni fa, in uno dei tanti momenti di sconforto di quest’ultimo periodo. Mancava un titolo, e mancavano parole non mie. Parole pesanti. Questo post doveva raccontare di quel momento, nella vita, in cui senti che qualcosa comincia a sprofondare sotto i tuoi piedi. Eppure tutto sembra come sempre. Ti incazzi per le stesse cose di sempre, hai lo stesso lavoro, gli stessi amici e le stesse passioni di sempre. Ami la stessa persona, e come sempre ogni tanto ti chiedi se la ami davvero. E come sempre ti rispondi di si. Ma senti che qualcosa sta accadendo, qualcosa sta cambiando o qualcosa dovrebbe assolutamente cambiare. Le tue parole non basano a descrivere quello che senti, anzi, non sono proprio in grado di farlo. Ti tornano in mente le parole giuste, che qualcuno aveva scritto poco prima di andarsene per sempre. Quelle parole le avevi trovate anni fa, nei solitari giorni di una biblioteca di una città con un’altra lingua ed un altro clima. A entrambe, la lingua e il clima, tu proprio non riuscivi ad abituarti. E i giorni in quella biblioteca luminosa e colorata, erano riempiti dalla ricerca della tua lingua e, in essa, del tuo sole e delle tue nuvole. Quelle parole furono copiate su un foglio bianco, lucido, irregolare. Quelle parole le hai cercate per riempire quel post che poi il sistema ha inghiottito, lasciandoti a pensare che forse era stato meglio così. Quelle parole sono tornate stanotte, mentre cercavi tutt’altro, su quel foglietto irregolare, lucido e bianco. Eccole:
Ci sono delle persone che non credono in niente fin dalla nascita. Ciò non toglie che tali persone agiscano, facciano qualcosa della loro vita, si occupino di qualcosa, producano qualcosa. Altre persone invece hanno il vizio di credere: i doveri si concretizzano davanti ai loro occhi in ideali da realizzare.
Se un bel giorno costoro non credono più – magari piano piano, attraverso una serie successiva, logica o magari anche illogica, di disillusioni – ecco che riscoprono quel ‘nulla’ che per altri è stato sempre, invece, così naturale.
La scoperta del ‘nulla’ per essi però è una novità che implica altre cose: implica cioè non solo il proseguire dell’azione, dell’intervento, dell’operosità (intesi ora non più come Doveri ma come atti gratuiti) ma anche la sensazione esilarante che tutto ciò non sia che un gioco.
In fondo al foglio, la stessa lettera, ripetuta tre volte: PPP
Cielo coperto. Tarda mattinata. Portaportese. Con l'album di Jovanotti nelle orecchie sfido l'ira dei bancarellari che stanno rimettendo l'invenduto nei furgoni. Ho poche cose da cercare, ma precise. In un paio di occasioni faccio tirare fuori scatole nascoste sotto il cumulo per poi salutare con un "grazie lo stesso". Scusate, ho dormito male.
La notte ha mille porte
e nella testa c'è una città intera
che soffia e che respira
che soffre e che ti attira
sempre più dentro
sempre più al centro
sempre più in mezzo fino a che non lo distingui più il confine
tra la tua pelle e il cielo
tra quello che è a pezzi è quello che è intero
Poco dopo trovo tutto quello che mi occorre, e mi perdo nella svariata umanità del mercato. C'è uno vestito da Superman, e lo stupore deriva dal fatto che proprio non mi stupisco di una simile immagine tra la gente. Le cuffie mi fanno da barriera agli occhi di chi pensa di poter dire tutto, tanto non sento anche se guardo. Ma il volume basso fa filtrare brandelli di conversazioni nella selva dei miei pensieri.
la notte ha mille occhi
credi di guardare e sei guardato
sono tempi "rock'n roll"
che si resta senza fiato
cadono i record alle olimpiadi
tutto si supera in un secondo
e in ogni mondo c'è dentro un mondo
che ha dentro un mondo che ha dentro un mondo
Un tipo visibilmente alticcio sbraita con finto fare amichevole contro una coppia di cinesi intenti a vendere utilissimi oggettini elettronici: da "ma come fate a fare tutti quei figli", fino a "a me me parete tutti uguali", decido di allontanarmi prima che il festival del luogo cino-comune arrivi al "non morite mai?".
ci sono armi nei supermercati
e mettono i "beep" nei vaffanculo
ci dicono continuamente che nessuno è al sicuro
ma questo lo sapevo già
e non è mai stata una buona scusa
per barricarmi dentro casa
la tele accessa e la porta chiusa
In un angolo, poco più in là, il genere di scene che piacciono a me: due stranieri, in questo caso una cinese e una rumena, che si scambiano indicazioni stradali in italiano. Adoro ascoltare i discorsi di due individui di etnia diversa nella nostra lingua. A volte penso che nel giro di qualche anno parleremo tutti così. E questo non mi fa paura. In questi cupi tempi di caccia al diverso, io sono più che mai attratto da chi è diverso da me.
safari
dentro la mia testa
ci sono più bestie che nella foresta